condividi
stampa
  • facebook
  • twitter

Risultati della ricerca

  • Riflessi. Autoritratti nello specchio della storia


    DAL 4 AGOSTO EVENTI COLLATERALI ALLA MOSTRA: SCARICA IL PROGRAMMA COMPLETO



    Dal 28 maggio al 2 ottobre 2022 Palazzo Attems Petzenstein a Gorizia presenta la mostra Riflessi. Autoritratti nello specchio della storia, un progetto espositivo a cura di Johannes Ramharter e Raffaella Sgubin con la collaborazione di Lorenzo Michelli e Vanja Strukelj, composto da quasi settanta opere, di cui la maggior parte provenienti da prestigiose istituzioni austriache, dedicate al ritratto e all’autoritratto nella pittura, dalla metà del Cinquecento al contemporaneo.
    La mostra si inserisce nel più ampio progetto espositivo ­focalizzato sul tema dell'autoritratto e del ritratto d'artista promosso e sviluppato da ERPAC sul territorio del Friuli Venezia Giulia: a Trieste (Magazzino delle Idee) con la mostra fotografica Io, lei, l’altra. Ritratti e autoritratti fotografici di donne artiste, a Gradisca d’Isonzo (Galleria Regionale d’arte contemporanea Luigi Spazzapan) con la mostra di fotografia e opere site specific Artista+artista. Visioni contemporanee e ora con la mostra di Gorizia Riflessi. Autoritratti nello specchio della storia, cui si aggiungerà nel mese di giugno, al Museo Revoltella di Trieste, Attraverso il volto, una selezione della prestigiosa collezione di autoritratti del museo.

    Le quattro mostre, complessivamente, intendono interrogare gli artisti, protagonisti dell’arte, cercando di dare voce alle loro ambizioni, alle loro illusioni, alle loro tragiche sconfitte: vogliono guardare l’“Artista” con gli occhi degli “artisti”, coglierne l’immagine, nella sua dimensione “mitica”, attraverso la sua proiezione in ritratti e autoritratti. Un racconto sfaccettato, che si snoda in differenti capitoli, mettendo a fuoco di volta in volta le tante possibili prospettive che il tema della auto-rappresentazione finisce per intercettare.

    Di questo progetto, la mostra Riflessi. Autoritratti nello specchio della storia rappresenta la necessaria premessa introduttiva. Le quasi settanta opere in mostra, per la gran parte arrivate a Gorizia da prestigiosi musei austriaci, come il Belvedere di Vienna, delineano un percorso in otto sezioni, che si sviluppa su un arco cronologico che va dalla metà Cinquecento al contemporaneo. Proprio questa prospettiva storica ad ampio raggio consente di mettere in luce la forza di modelli iconografici che vengono riproposti nei secoli, ma anche le profonde trasformazioni che si celano dietro, a volte, anche piccole varianti.

    Il percorso espositivo
    Le prime stanze della mostra inquadrano il tema dell’autoritratto in differenti contesti storico culturali, segnalando al visitatore lo strettissimo legame che il ritratto d’artista ha con il dibattito teorico sulle arti, la storiografia, il collezionismo, l’istituzione accademica, in un processo che vede quest’ultimo progressivamente emanciparsi dal ruolo di artigiano e affermarsi come intellettuale, uomo di corte, gentiluomo. L’atelier, lo studio, lo spazio del lavoro, tema della terza “tappa”, si conferma teatro di una messa in scena, in cui si mettono in gioco di volta in volta il prestigio dell’arte, il rapporto con la committenza o il nuovo pubblico borghese, la stessa concezione della pittura e della scultura. Con la sezione dedicata all’Osservatore, si entra nel vivo del “dispositivo” dell’autoritratto, in cui il gioco degli sguardi diventa centrale: quello del pittore che si guarda allo specchio, del “ritrattato” che guarda lo spettatore o altrove, in un complesso e ambiguo meccanismo che pone al centro la stessa questione della “visione”. Lo splendido autoritratto di Federico Barocci (1600 ca), con il volto in primissimo piano e lo sguardo fisso sull’interlocutore, si conferma un modello di riferimento di grande forza ed efficacia.

    Vero cuore della mostra è la parte dedicata all’Autoritratto come autorappresentazione con una serie di straordinari capolavori, primo fra tutti l’Autoritratto di Goya del Belvedere, in cui il pittore spagnolo si ritrae con il cilindro “borghese” e una forte caratterizzazione espressiva, rifuggendo ogni idealizzazione. Accanto alle splendide e imponenti tele di Franz Anton Maulbertsch e Carl Peter Goebel il Vecchio, in cui la rappresentazione è ancora legata al modello del “gentiluomo di corte”, l’Autoritratto (1828) di Ferdinand Georg Waldmüller, che non a caso è stato scelto come immagine guida della mostra, dialoga perfettamente con l’Autoritratto con il fratello Francesco di Giuseppe Tominz, una delle opere più significative conservate nella Pinacoteca dei Musei Provinciali di Gorizia.

    La mostra diventa anche l’occasione per mettere in luce gli strettissimi legami della cultura visiva del territorio del Friuli Venezia Giulia con gli esiti della ricerca austriaca e viennese, con relazioni e scambi che si intensificano nei primi decenni del Novecento e vanno ben al di là della caduta dell’impero austro-ungarico. Ne è esempio la formazione viennese di Timmel, qui presente con un autoritratto del 1910 proveniente dal Museo Revoltella di Trieste, la cui inquieta pittura trova significative connessioni con quella di Richard Gerstl, di cui l’intenso Autoritratto (1906-7) è una magnifica testimonianza.

    A manifestare la crisi profonda che investe l’individuo, e allo stesso tempo il ruolo stesso dell’artista nel Novecento, sono gli autoritratti di Kolo Moser e Max Oppenheimer che espongono il corpo, ieratico o sofferente, riprendendo a modello Dürer, fonte anche dell’opera di Arturo Nathan.

    La generazione di artisti triestini che opera nei primi decenni del secolo, fortemente marcata dall’interesse per la psicanalisi, guarda infatti la cultura viennese fino a tutti gli anni Trenta. In questo clima il tema del travestimento diventa centrale: Maschere (1930) di Cesare Sofianopulo interpreta quasi come un manifesto tale scomposizione caleidoscopica dell’identità. La sezione dedicata a questo aspetto offre una casistica interessante dell’attitudine degli artisti a interpretare ruoli “teatrali” differenti, dal pellegrino al calzolaio, fino al clown, giocando progressivamente nel Novecento sul ribaltamento dei ruoli e sull’ambiguità. Maestra di questo continuo gioco del travestimento, Leonor Fini, così come appare nel suo dipinto del 1968, sembra instaurare un provocatorio dialogo con la foto di Andy Warhol scattata da Cristopher Makos, in cui ad essere esplicito è proprio il tema dell’identità sessuale.

    Ma gli artisti si raffigurano spesso anche in famiglia o in ritratti di gruppo, e queste rappresentazioni, al di là della loro carica affettiva, parlano di una rete di rapporti artistici e intellettuali. La sala dedicata ad Anton Zoran Mušič, con gli autoritratti dell’artista accanto a quelli del suocero Guido Cadorin e della moglie Ida Barbarigo, vuole far riflettere il visitatore sulla ricchezza di questi interscambi, ma soprattutto proiettarlo nel progetto futuro di Gorizia/Nova Gorica 2025.

    Il percorso si chiude con un dipinto di forte impatto, Imperial Elke (1999) di Elke Krystufek, in cui l’artista viennese si ritrae nuda mentre si osserva allo specchio scattando una foto con il cellulare: un quadro che apre a urgenti e stimolanti riflessioni.

    Un racconto, quello presentato nella mostra, e sviluppato nel progetto di ERPAC sulle tre sedi espositive, che intende sollecitare nel visitatore interrogativi, mettere in guardia dalle insidie degli stereotipi, in un continuo rapporto tra passato e presente, tra la storia e la contemporaneità. Perché è lo stesso “dispositivo” dell’autoritratto, nel suo gioco di specchi e di sguardi, che costringe lo spettatore ad andare al di là della superficie dell’immagine e a coglierne la stratificata complessità.

    ORARI:
    dal martedì alla domenica dalle 10.00 alle 18.00
    Chiuso lunedì
    Ogni prima domenica del mese ingresso gratuito

    DAL 1° APRILE 2022, PER ACCEDERE A MUSEI, PARCHI ARCHEOLOGICI, MOSTRE, ARCHIVI, BIBLIOTECHE E ALTRI LUOGHI DELLA CULTURA NON SARÀ PIÙ NECESSARIO IL GREEN PASS RAFFORZATO, NÉ QUELLO BASE. RESTA L’OBBLIGO DI UTILIZZO DI MASCHERINE CHIRURGICHE.

    Per informazioni:
    musei.erpac@regione.fvg.it
    +39 0481 385335

    BIGLIETTI D'INGRESSO
    Biglietto intero: 6 euro
    Biglietto ridotto: 3 euro (ragazzi tra i 18 e i 25 anni; gruppi di almeno 10 persone; nuclei familiari con minorenni; soci Icom; soci Coop; soci Cec).
    Biglietto gratuito: insegnanti con scolaresche; accompagnatori turistici o guide; giornalisti; disabili e accompagnatori.
    Biglietto scolaresche senza visita guidata: 1 euro a persona (insegnanti accompagnatori ingresso gratuito)
    Biglietto scolaresche con visita guidata: 3 euro a persona (insegnanti accompagnatori ingresso gratuito)

    Per chi volesse visitare anche i musei a Borgo Castello, sede del Museo della Grande Guerra e della Moda, ed eventuali mostre in corso, è possibile acquistare un unico biglietto cumulativo: intero 7 euro, ridotto 4 euro.
    keyboard_arrow_right
  • Eventi collaterali 2022

    Un ricco calendario di visite guidate a mostre, incontri con gli artisti, esibizioni musicali, poetiche e teatrali. È quanto propone ERPAC FVG dal 3 agosto all’8 settembre in due sue prestigiose sedi, Palazzo Attems Petzenstein a Gorizia e Galleria Regionale d’Arte contemporanea Luigi Spazzapan a Gradisca d’Isonzo.

    Con ingresso gratuito, gli incontri offriranno ai presenti l’occasione per approfondire i temi legati al ritratto e all’autoritratto d’artista, filo conduttore delle mostre “Riflessi. Autoritratti nello specchio della storia” e “Artista + Artista. Visioni contemporanee”, allestite proprio a Palazzo Attems Petzenstein e alla Galleria Spazzapan.

    Nel giardino di Palazzo Attems Petzenstein a Gorizia saranno proposti quattro “ritratti teatrali” - prodotti da Bonawentura soc. coop. e Teatro Miela nell’ambito della rassegna “Storie nell’arte” e a cura di Laura Forcessini - di altrettanti grandi artisti: Vito Timmel, Arturo Nathan, Zoran Mušič e Leonor Fini. Le loro vicende umane e artistiche saranno raccontate in quattro diversi monologhi da Sara Alzetta, Adriano Giraldi, Marco Puntin e Maurizio Zacchigna, partendo proprio dagli autoritratti presenti in mostra. Il giardino di Palazzo Attems Petzenstein diverrà così il piccolo palcoscenico per il racconto di quattro esistenze consacrate all’arte. Un altro omaggio - questa volta teatrale - al ritratto, che va a completare la splendida mostra “Riflessi. Autoritratti nello specchio della storia”, esposizione che vanta ben settanta opere dedicate al ritratto e all’autoritratto dalla metà del Cinquecento al contemporaneo.

    Alla Galleria Regionale d’Arte contemporanea Luigi Spazzapan di Gradisca d’Isonzo gli eventi saranno otto e andranno dalle visite tematiche (tenute da Nathalie Fabiani) alla mostra “Artista + Artista. Visioni contemporanee” fino a performance musicali e poetiche, ma anche incontri con gli artisti protagonisti della mostra e occasioni di riflessione sul ruolo dell’artista in questo difficile momento per l’umanità.

    A Palazzo Attems Petzenstein, inoltre, sarà possibile visitare un’altra mostra, “Kusterle. Compendium”, la prima antologica dedicata all'opera del fotografo goriziano Roberto Kusterle, classe 1948. Sempre organizzata da ERPAC FVG, si tratta di un evento artistico di altissimo prestigio, che ripercorre quasi mezzo secolo di carriera di Kusterle, a partire dai primissimi anni Ottanta del Novecento sino ai giorni nostri, grazie a 230 opere tra dipinti, disegni, sculture, installazioni, video, fotografie analogiche e digitali, molte delle quali provenienti dall’archivio dell’artista ed esposte per la prima volta.

    Qui sotto potete scaricare il programma completo degli eventi collaterali
    keyboard_arrow_right
  • Roberto Capucci: la storia di una straordinaria carriera artistica nelle immagini di abiti ispirati al mondo dei fiori

    L’intervista a Roberto Capucci nella trasmissione televisiva di Rai Uno “Domenica In” condotta da Mara Venier andata in onda domenica 20 gennaio 2019 è stata seguita secondo dati Auditel da oltre 2 milioni e 600 mila spettatori.
    Lo stilista ha ripercorso alcune tappe fondamentali della sua straordinaria carriera artistica mentre il pubblico ha potuto ammirare alcune immagini dei suoi bellissimi e raffinatissimi abiti ispirati al mondo dei fiori in mostra fino al prossimo 14 febbraio 2019 presso il Museo della Moda e delle Arti Applicate di Gorizia (Borgo Castello, 13).


    Mostra “L’atelier dei fiori. Gli abiti di Roberto Capucci incontrano le immagini di Massimo Gardone”
    Giorni e orari di apertura:
    Dal martedì alla domenica dalle 9.00 alle 19.00
    Chiuso il lunedì
    Ingresso gratuito tutte le domeniche del mese di gennaio e febbraio 2019

    Biglietto d'ingresso (valido per la visita alle mostre e per tutti i Musei con sede in Borgo Castello):
    Biglietto intero: 6€
    Biglietto ridotto: 3€ (ragazzi tra i 18 e i 25 anni; gruppi di almeno 10 persone; nuclei familiari con minorenni)
    Biglietto gratuito: insegnanti con scolaresche; accompagnatori turistici o guide; giornalisti; disabili e accompagnatori; tutti la prima domenica del mese
    Biglietto scolaresche senza visita guidata: 1€ procapite (insegnanti accompagnatori ingresso gratuito)
    Biglietto scolaresche con visita guidata: 3€ procapite (insegnanti accompagnatori ingresso gratuito)

    Il biglietto consente l’ingresso alle mostre, al Museo della Moda e delle Arti Applicate, al Museo della Grande Guerra e alla Collezione Archeologica.

    Per chi volesse visitare anche la mostra in corso nella sede di Palazzo Attems Petzenstein, è possibile acquistare un unico biglietto cumulativo: intero 7€, ridotto 4€ (ragazzi tra i 18 e i 25 anni; gruppi di almeno 10 persone; nuclei familiari con minorenni).


    Per informazioni:
    Tel: +39 348 1304726
    @: didatticamusei.erpac@regione.fvg.it

    Accessibilità:
    La mostra è accessibile ai disabili.
    keyboard_arrow_right
  • Archivio Storico Provinciale di Gorizia

    IL SERVIZIO DI CONSULTAZIONE E' APERTO SOLO SU APPUNTAMENTO.

    DAL 1° APRILE 2022, PER ACCEDERE A MUSEI, PARCHI ARCHEOLOGICI, MOSTRE, ARCHIVI, BIBLIOTECHE E ALTRI LUOGHI DELLA CULTURA NON SARÀ PIÙ NECESSARIO IL GREEN PASS RAFFORZATO, NÉ QUELLO BASE. L'USO DELLA MASCHERINA E' CONSIGLIATO.


    Il nucleo documentario dell’Archivio Storico Provinciale di Gorizia è costituito dagli atti relativi al governo dell’antica Contea di Gorizia.

    La documentazione prodotta dall’assemblea degli Stati Provinciali, l’istituto di rappresentanza per ceti a cui in età moderna era delegato il governo della Contea analogamente a quanto avveniva nelle altre Province austriache, è conservata nel fondo Atti degli Stati Provinciali suddiviso in due sezioni. La prima sezione comprende i documenti redatti dal passaggio della Contea agli Asburgo nell’anno 1500 fino alla riorganizzazione centralizzatrice promossa da Maria Teresa nel 1754, la seconda sezione include accanto ai documenti successivi al 1754 anche l’archivio della Contea di Gradisca durante il dominio degli Eggenberg (1647-1717).

    La documentazione prodotta dalla Dieta e dalla Giunta della principesca Contea di Gorizia e Gradisca, organi dell’amministrazione provinciale autonoma sancita nella riorganizzazione delle Terre della corona asburgica del 1861, è raccolta nel fondo Archivio della Rappresentanza Provinciale; qui è presente anche la documentazione del primo dopoguerra fino alla temporanea soppressione della provincia goriziana decretata nel 1923 dal governo italiano.

    Si collega ai fondi provinciali anche l’Archivio dell’i.r. Società Agraria di Gorizia (1765-1914), istituzione definita nei suoi statuti “dicastero tecnico della Provincia”.

    Gli altri fondi presenti nell'Archivio Storico sono invece frutto delle acquisizioni fatte dai Musei goriziani in particolare fra gli ultimi decenni dell'Ottocento e i primi del Novecento.

    Deriva dall’acquisto di archivi familiari il fondo Atti giurisdizionali e privati (secc. XII-XX), in cui sono confluiti in particolare gli archivi dei conti Strassoldo Graffenberg, Mels Colloredo, Coronini di Tolmino e dei principi Orsini-Rosenberg.

    Provengono dagli archivi dei geometri e periti agrimensori goriziani i disegni di rilievo e i progetti conservati nel fondo Mappe censuarie (secc. XVII-XX), complementare a quello delle Carte geografiche e militari (secc. XVI-XX).

    Rari documenti medievali e della prima età moderna, sia pubblici che privati, si trovano nel fondo Pergamene (secc. XII-XX) e nella collezione di documenti cormonesi Pergamene del «Fondo Fratelli Fonda Savio» (aa. 1326-1584).

    L’Archivio Documenti di Storia Patria (secc. XVII-XIX) comprende materiale eterogeneo di carattere storico locale, raccolto a scopo espositivo e museale o frutto di donazioni (fra le più notevoli, quelle in memoria del glottologo Graziadio Isaia Ascoli, del naturalista Giovanni Bolle e di Sofronio Pocarini, esponente del futurismo giuliano). Ha analoga origine anche il fondo che raccoglie i Documenti di guerra 1915-1918.

    Riflettono come poche altre fonti il gusto, la cultura e la vita sociale goriziana l'archivio del Teatro di Società di Gorizia (aa. 1780-1933) e il Fondo Musicale (secc. XVIII-XIX).


    Giorni e orari di apertura:
    - lunedì e mercoledì: dalle 9.30 alle 12.30 e dalle 14.30 alle 17.30
    - martedì, giovedì: dalle 9.30 alle 12.30
    keyboard_arrow_right
  • Biblioteca

    DAL 1° APRILE 2022, PER ACCEDERE A MUSEI, PARCHI ARCHEOLOGICI, MOSTRE, ARCHIVI, BIBLIOTECHE E ALTRI LUOGHI DELLA CULTURA NON SARÀ PIÙ NECESSARIO IL GREEN PASS RAFFORZATO, NÉ QUELLO BASE. L'USO DELLA MASCHERINA E' CONSIGLIATO.

    Giorni e orari di apertura:
    lunedì e mercoledì: dalle 9.30 alle 12.30 e dalle 14.30 alle 17.30
    martedì, giovedì e venerdì: dalle 9.30 alle 12.30

    AVVISO
    Nelle giornate di giovedì 16, giovedì 23 e giovedì 30 giugno la Biblioteca Provinciale di Gorizia resterà aperta solo per le attività di restituzione e di ritiro di libri prenotati, sempre con il consueto orario di apertura dalle 9.30 alle 12.30.
    Mercoledì 6 luglio aperta solo per le attività di restituzione e di ritiro di libri prenotati con il consueto orario di apertura dalle 9.30 alle 12.30 e dalle 14.30 alle 17.30.
    Per maggiori informazioni: 0481.546090; biblioteca.erpac@regione.fvg.it


    Quando la Dieta Provinciale, il 17 aprile 1861, decretò la fondazione di un museo destinato “a raccogliere le storiche memorie e i prodotti della natura”, stabilì che in esso sarebbero state riposte anche “le gazzette sin qui pubblicate nella provincia, gli scritti e le opere che trattano della medesima e in genere tutte le opere degli autori indigeni”. La Biblioteca nacque così, come parte integrante del Museo, grazie ad una iniziativa di Ferdinando Gatti che ne fu in seguito il primo direttore.

    Con Enrico Maionica, che resse la biblioteca per oltre vent’anni dal 1882 al 1903, la Biblioteca conobbe un notevole incremento. Vennero acquistate alcune importanti raccolte come quella della famiglia Strassoldo, quella di Tommaso Luciani, studioso albonese, importante figura del Risorgimento, inoltre si arricchì di opere relative alla numismatica e all’archeologia.

    Durante la prima guerra mondiale, a seguito dell’occupazione italiana del 1916, grazie all’interessamento di Ugo Ojetti e di Emilio Mulitsch, la Biblioteca fu trasferita temporaneamente a Firenze. Da lì tornò a Gorizia nel 1919: poco dopo, nel 1920, con un’apposita convenzione, venne unita alla Biblioteca Governativa e alla Civica.

    Come sottolineò Carlo Battisti, nominato direttore della Governativa, la Biblioteca Provinciale, presentava “non solo una buona raccoltina di opere sulla legislazione e sull’amministrazione austriaca, ma anche un’ottima raccolta di storia patria istriana friulana e veneta”, che ben si prestava a rappresentare Gorizia italiana.

    Nel 1940, grazie all’interessamento di Carlo Luigi Bozzi, direttore dei Musei, riprese il suo ruolo di Biblioteca museale acquisendo le pubblicazioni provenienti dal Museo della Redenzione.

    Nel 1983 e poi di nuovo nell’87 due alluvioni provocarono l’allagamento dei locali in cui si conservava la Biblioteca causando gravi danni: una parte delle raccolte andò perduta. Successivamente, dopo vari trasferimenti e operazioni di restauro delle opere più preziose, la Biblioteca venne definitivamente riaperta nei locali di Palazzo Alvarez, insieme all’Archivio Storico Provinciale.

    Proprio perché nata come parte di un complesso che oggi definiremmo “multimediale”, le vicende della Biblioteca e delle sue collezioni sono intrecciate con quelle delle sezioni museali e ne seguono le rispettive tematiche; in particolare conserva alcuni importanti documenti bibliografici provenienti dall’Archivio Storico. La sua storia è ancora tutta da scrivere: per ora si può allora scoprire nei dettagli degli esemplari e negli antichi inventari sopravvissuti.

    Nel 2006 la Biblioteca entra a far parte del Polo SBN dell’Università degli studi di Trieste, raggiungendo una notevole visibilità grazie all’inserimento dei dati nell’OPAC nazionale.

    Nel 2009, grazie ad una convenzione tra la Provincia e l’Istituto per gli incontri culturali mitteleuropei, ICM di Gorizia, accoglie la Biblioteca dello storico austriaco Adam Wandruszka (oltre 5000 volumi e 100 periodici) di rilevante importanza per lo studio della storia e della cultura di tutta l’area centro europea.

    Oggi conta più di 48.000 unità tra volumi e opuscoli e periodici, e intende porsi a servizio delle altre unità museali, mantenendo il tradizionale ruolo di supporto alla ricerca storico-artistica locale.


    Servizi offerti:
    -
    consultazione
    - prestito
    - prestito interbibliotecario
    - fotocopie

    Web:
    - https://opac.units.it/SebinaOpac/Opac catalogo collettivo attraverso il portale del Polo SBN Friuli Venezia Giulia
    - https://www.biblioest.it/SebinaOpac/.do#0 catalogo collettivo atrraverso il nuovo portale del POLO SBN FVG "BIBLIO EST"
    keyboard_arrow_right
  • Collezione Archeologica

    PER LAVORI DI MANUTENZIONE IN ALCUNE SALE DEI MUSEI PROVINCIALI DI GORIZIA, LA SEZIONE ARCHEOLOGICA RIMARRÁ TEMPORANEAMENTE CHIUSA.


    ORARI
    :
    dal martedì alla domenica dalle 9.00 alle 19.00
    Chiuso lunedì
    Ogni prima domenica del mese ingresso gratuito

    APERTURE STRAORDINARIE:
    LUNEDì 15 AGOSTO

    DAL 1° APRILE 2022, PER ACCEDERE A MUSEI, PARCHI ARCHEOLOGICI, MOSTRE, ARCHIVI, BIBLIOTECHE E ALTRI LUOGHI DELLA CULTURA NON SARÀ PIÙ NECESSARIO IL GREEN PASS RAFFORZATO, NÉ QUELLO BASE. L'USO DELLA MASCHERINA E' CONSIGLIATO.


    Per informazioni e prenotazioni:
    @: didatticamusei.erpac@regione.fvg.it
    Tel.: +39 348 1304726

    Biglietti d'ingresso (biglietto unico per tutti i musei con sede in Borgo Castello):
    Biglietto intero: 6 euro
    Biglietto ridotto: 3 euro (ragazzi tra i 18 e i 25 anni; gruppi di almeno 10 persone; nuclei familiari con minorenni; soci Icom; soci Coop; soci Cec; soci FAI).
    Biglietto gratuito: insegnanti con scolaresche; accompagnatori turistici o guide; giornalisti; disabili e accompagnatori.
    Biglietto scolaresche senza visita guidata: 1 euro a persona (insegnanti accompagnatori ingresso gratuito)
    Biglietto scolaresche con visita guidata: 3 euro a persona (insegnanti accompagnatori ingresso gratuito)

    Il biglietto prevede l’ingresso per il Museo della Grande Guerra, il Museo della moda, la Collezione Archeologica ed eventuali mostre in corso nella stessa sede.

    Per chi volesse visitare anche Palazzo Attems Petzenstein, sede della Pinacoteca, ed eventuali sue mostre, è possibile acquistare un unico biglietto cumulativo: intero 7 euro, ridotto 4 euro.

    Accessibilità:
    Parziale, sono presenti barriere architettoniche.

    La sezione comprende reperti archeologici provenienti da diverse campagne di scavo condotte nella zona di Gorizia fra la seconda metà dell’Ottocento e gli anni Settanta del Novecento che documentano l’evoluzione culturale del territorio dell’attuale provincia di Gorizia e della Valle dell’Isonzo, dal periodo preistorico fino all’epoca medievale e rinascimentale.

    La prima sala è dedicata al periodo che va dalla fine del Paleolitico alla fine del Neolitico (da 450.000 a 3.000/2.500 anni a. C. circa): sono esposti principalmente manufatti litici che provengono soprattutto da San Lorenzo Isontino, Capriva e Mossa.

    La seconda sala ospita i reperti della Protostoria, un periodo di tempo corrispondente grosso modo agli ultimi due millenni a.C., caratterizzato da una profonda trasformazione culturale delle comunità, essenzialmente legata all’introduzione del metallo. Con l’età del Ferro (I millennio a. C.) la documentazione si arricchisce sia per gli abitati, sia per le necropoli. Per quanto riguarda queste ultime, necropoli del tipo a cremazione sono state individuate in numerose località. Qui è esposta una scelta di materiali di alcune di esse: Santa Lucia di Tolmino (in Slovenia), che è una delle più antiche necropoli dell’area padano-alpina orientale con oltre seimila tombe rinvenute nel corso di diverse campagne di scavo tra il 1880 ed il 1902, Medea e Monte Calvario presso Lucinico.

    Nella terza sala sono esposti manufatti dell’età romana. In quest’epoca si intensificò e perfezionò la produzione di attrezzi ed utensili in ferro legati alla agricoltura, alla pesca, alla lavorazione del legno e all’edilizia. Molte forme raggiunsero allora un tale grado di funzionalità da rimanere sostanzialmente invariate fino ai tempi moderni. Il vetro costituì un altro importante settore dell’artigianato romano, sviluppando tecniche diverse e forme molto varie documentate nella sezione soprattutto dai reperti aquileiesi. Sono presenti anche altre classi di materiali quali la ceramica, le anfore e le lucerne con una ricca tipologia. La testimonianza più rilevante dell’epoca romana nel Goriziano è costituita dai manufatti rinvenuti nella villa rustica di Lucinico.

    La quarta sala è dedicata ai periodi medievale e rinascimentale. L’alto medioevo è rappresentato da un gruppo di armi in ferro e da uno dei manufatti più pregevoli della sezione, la crocetta longobarda, databile alla fine del VI secolo, in lamina d’oro, ornata da un motivo di tre nastri intrecciati, caratterizzati dalla presenza di dettagli animalistici alle estremità.

    Per l’età medievale e rinascimentale è stato scelto, come sito campione, la Rocca di Monfalcone, dove i numerosi reperti attestano una frequentazione dall’epoca preistorica alle età bassomedievale e rinascimentale. A questi ultimi periodi risalgono le belle ceramiche in maiolica arcaica e graffite e dipinte su ingobbio.
    keyboard_arrow_right
  • Museo dell'Emigrazione

    ORARI:
    giovedì e venerdì dalle 10.00 alle 13.00

    sabato e domenica dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 15.00 alle 17.00
    INRESSO GRATUITO

    APERTURE STRAORDINARIE:
    LUNEDì 15 AGOSTO


    DAL 1° APRILE 2022, PER ACCEDERE A MUSEI, PARCHI ARCHEOLOGICI, MOSTRE, ARCHIVI, BIBLIOTECHE E ALTRI LUOGHI DELLA CULTURA NON SARÀ PIÙ NECESSARIO IL GREEN PASS RAFFORZATO, NÉ QUELLO BASE. L'USO DELLA MASCHERINA E' CONSIGLIATO.

    Per informazioni e prenotazioni:
    @: didatticamusei.erpac@regione.fvg.it
    Tel.: +39 348 1304726

    Nel Friuli occidentale e nel Friuli in generale le vicende del recente passato sono strettamente legate all’emigrazione, un’esperienza che ha coinvolto praticamente ogni famiglia friulana. Di questo fenomeno imponente vuole dare testimonianza la Sezione “Lavoro ed emigrazione” del Museo della vita contadina “Diogene Penzi” di Cavasso Nuovo, piccolo borgo della pedemontana pordenonese. Inaugurata il 16 settembre 2000 nella sede del Palazzo Polcenigo-Fanna (conosciuto anche come Palazat), la struttura museale, tra le prime in Italia dedicate all’emigrazione, raccoglie circa 400 fotografie, documenti e oggetti, disposti in dodici sezioni che raccontano i molteplici aspetti del lâ pal mont (“andare per il mondo”) e presentano un quadro abbastanza completo dei flussi e delle mete migratorie dei lavoratori del Friuli occidentale. La partizione cronologica del percorso espositivo, curato da Javier P. Grossutti, è sorretta ed integrata dalla presentazione di alcune particolari tipologie migratorie come, ad esempio, quella legata alle diffuse professionalità e mestieri presenti nella zona alpina e prealpina friulane. Mosaicisti e terrazzieri, per citare solo un caso, furono nei paesi della pedemontana espressione di una tradizione lavorativa che in molti mercati esteri, dalla Francia agli Stati Uniti, dal Regno Unito, la Germania e l’Olanda all’Australia e al Sud Africa s’impose senza concorrenti. Anche altri mestieri, alcuni dei quali maturati per intero in emigrazione, come quello degli scalpellini e degli squadratori di traversine, offrirono occasioni di successo e riscatto.

    Le cause e le modalità dei flussi, le reti migratorie, i canali informativi, i luoghi di partenza, il viaggio, i luoghi di arrivo, la vocazione imprenditoriale, l’incontro con il nuovo mondo, il rientro, l’emigrazione femminile e la gestione delle comunità all’estero sono alcune delle complesse tematiche che si snodano all’interno del percorso museale. Lettere, passaporti, avvisi di chiamata per l’estero, attestati, fotografie, diari, strumenti di lavoro riconducibili all’esperienza migratoria, manifesti, libri e documenti illustrano un flusso migratorio multiforme e variegato. Si tratta di materiali raccolti presso le famiglie residenti nel Friuli occidentale ed in altre regioni d’Italia, ma anche presso alcune comunità di friulani residenti all’estero. Importante fu anche l’apporto delle scuole, delle biblioteche comunali, delle associazioni culturali, dei gruppi informali e degli appassionati residenti nei diversi paesi friulani che hanno contribuito con materiali sull’argomento.

    Una discreta attività di ricerca e l’organizzazione di una serie di incontri sull’emigrazione, la raccolta di materiale bibliografico e audiovisivo per la costituzione di una biblioteca e videoteca di settore, la realizzazione di una serie di seminari formativi sui flussi migratori rivolto agli insegnanti delle scuole, la promozione di conferenze e giornate di studio, l’avvio di una collana editoriale (‘Culture migranti’) che raccoglie le testimonianze di vita di emigrati friulani, la pubblicazione di un quaderno dedicato all’esperienza migratoria a Valeriano e Pinzano al Tagliamento (realizzata dagli alunni della scuola elementare locale), l’organizzazione infine di visite didattiche per scolaresche e per gruppi di emigrati residenti all’estero e nel resto d’Italia segnano i quasi vent’anni di vita della struttura museale. Una realtà espositiva che si prefigge di favorire un rapporto continuo con il territorio, di creare uno spazio privilegiato dove comunità friulana in patria e friulani e discendenti residenti all’estero possano incontrarsi, conoscersi e dialogare.

    La nuova sala - Scuola di Disegno
    La nuova sala del Museo è dedicata all’esposizione permanente di elaborati grafici e documenti relativi alla Scuola di Disegno di Cavasso, attiva dagli anni Venti agli anni Cinquanta.
    Appartenute al maestro Ernesto Calligaro, le realizzazioni grafiche, le cosiddette “tavole”, sono la testimonianza del percorso formativo affrontato da tantissime persone per imparare le più svariate professioni, come quella del carpentiere, fabbro, muratore, mosaicista, terrazziere, piastrellista, squadratore di traversine, boscaiolo, norcino, coltellinaio e manovale.
    Molte di queste professioni erano legate all’edilizia e avevano bisogno di un’istruzione professionale specifica. La capacità di leggere, interpretare e produrre un’elaborazione grafica, sia di decorazione che di geometria, di architettura oppure di meccanica, rappresentava la centralità rispetto alle varie materie di insegnamento nelle scuole di disegno, molto diffuse nel Friuli, soprattutto fra le due guerre.
    Nella grande maggioranza dei casi, gli allievi della Scuola di Disegno andavano a svolgere la loro professione all’estero, dove la formazione da loro ricevuta facilitava l’inserimento lavorativo.
    Il materiale grafico esposto, che evidenzia il sapiente utilizzo delle tecniche del disegno, deriva dalla selezione di una ben più ampia quantità di materiale raccolto a disposizione di ulteriori ricercatori.
    Curatore scientifico della sezione è l’architetto Giampiero Calligaro, figlio del maestro Ernesto Calligaro e ordinatore dell’archivio. Il progetto dell’allestimento è degli architetti Giampiero Calligaro e Pierangelo Brandolisio.

    La sede - Palazzo Polcenigo-Fanna
    Pesantemente danneggiato dal terremoto del 1976, il Palazzo dei Conti Polcenigo-Fanna (edificato fra 1562 e 1594) presenta una struttura architettonica di imponenza tale da collocarlo a metà strada fra il palazzo e il castello. I lavori di restauro che si sono resi necessari hanno permesso il recupero di alcune stanze fra cui il salone al pianoterra dove sono tornati alla luce fregi richiamanti temi mitologici, trofei, nature morte e una serie di affreschi mitologici del XVIII secolo. Dal 2000 l'edificio, noto anche come Palazat, è divenuto sede dell'amministrazione municipale e del Museo dell'Emigrazione.

    Accessibilità:
    Il museo è accessibile ai disabili.
    keyboard_arrow_right
  • Museo della Grande Guerra

    ORARI:
    dal martedì alla domenica dalle 9.00 alle 19.00
    Chiuso lunedì
    Ogni prima domenica del mese ingresso gratuito

    APERTURE STRAORDINARIE:
    LUNEDì 15 AGOSTO

    DAL 1° APRILE 2022, PER ACCEDERE A MUSEI, PARCHI ARCHEOLOGICI, MOSTRE, ARCHIVI, BIBLIOTECHE E ALTRI LUOGHI DELLA CULTURA NON SARÀ PIÙ NECESSARIO IL GREEN PASS RAFFORZATO, NÉ QUELLO BASE. L'USO DELLA MASCHERINA E' CONSIGLIATO.

    Per informazioni, prenotazioni e visite guidate:
    @: didatticamusei.erpac@regione.fvg.it
    Tel.: +39 348 1304726

    Biglietti d'ingresso (biglietto unico per tutti i musei con sede in Borgo Castello):
    Biglietto intero: 6 euro
    Biglietto ridotto: 3 euro (ragazzi tra i 18 e i 25 anni; gruppi di almeno 10 persone; nuclei familiari con minorenni; soci Icom; soci Coop; soci Cec; soci FAI).
    Biglietto gratuito: insegnanti con scolaresche; accompagnatori turistici o guide; giornalisti; disabili e accompagnatori.
    Biglietto scolaresche senza visita guidata: 1 euro a persona (insegnanti accompagnatori ingresso gratuito)
    Biglietto scolaresche con visita guidata: 3 euro a persona (insegnanti accompagnatori ingresso gratuito)

    Il biglietto prevede l’ingresso per il Museo della Grande Guerra, il Museo della moda, la Collezione Archeologica ed eventuali mostre in corso nella stessa sede.

    Per chi volesse visitare anche Palazzo Attems Petzenstein, sede della Pinacoteca, ed eventuali sue mostre, è possibile acquistare un unico biglietto cumulativo: intero 7 euro, ridotto 4 euro.

    Accessibilità:
    Parziale, sono presenti barriere architettoniche.


    Il Museo della Grande Guerra di Gorizia si sviluppa nel piano seminterrato di due antiche dimore del Borgo Castello ed è articolato in nove sale, dove fotografie, oggetti e interventi multimediali rievocano l’esperienza della guerra e i suoi riflessi umani e sociali. L’allestimento tende soprattutto a far conoscere la quotidianità del vivere durante la guerra; quella del soldato, indipendentemente dalla divisa che indossa, è segnata da sanguinose battaglie, ma anche da lunghi periodi di attesa in trincea qui efficacemente resa in particolar modo dalla riproduzione, a grandezza naturale, di una trincea che i visitatori possono attraversare accompagnati da un sonoro che riproduce l’assordante rumore della guerra con spari, esplosioni e grida.

    L’esperienza dei civili, segnata da altrettanta sofferenza, ha invece il suo fulcro narrativo nella sala dedicata alla città di Gorizia. Qui è descritta la vita quotidiana di una città “in prima linea”, con gli abitanti costretti a rifugiarsi nelle cantine soffrendo per le privazioni, per la paura dei bombardamenti che hanno martellato la città per trenta mesi e sperimentando un clima di sospetto e di tradimento in seguito all’alternarsi degli eserciti nel controllo della città.

    La narrazione degli eventi è concentrata soprattutto sul fronte dell’Isonzo senza perdere di vista però le coordinate generali che permettono di comprendere appieno la portata dell’evento. Altri temi, correlati al concetto di guerra totale, vengono ad aggiungersi nel percorso; vi sono poi quelli più strettamente militari, come l’innovazione tecnologica negli armamenti e, nella sala dedicata al 1917, un approfondimento sui prigionieri di guerra.

    Circa dieci milioni di soldati perirono sui vari fronti della grande guerra. A loro e alla memoria dei caduti di tutti i conflitti è dedicato il primo pensiero all’interno del Museo con un diorama che raffigura il campo di battaglia: un monito ed un invito ad ogni visitatore a considerare con rispetto materiali, oggetti e documenti esposti, per la maggior parte raccolti sul campo o provenienti da donazioni di eredi dei soldati che combatterono sul fronte dell’Isonzo.

    L’approccio didattico ed insieme il coinvolgimento emotivo sono la chiave di interpretazione del percorso museale, visto come strumento di divulgazione della storia e delle principali problematiche sociali concernenti il primo conflitto mondiale. In questo contesto, accanto alla tradizionale “memoria” della guerra, esplicitata attraverso il recupero dei reperti maggiormente significativi dei precedenti allestimenti, è presente un impianto divulgativo volto a fornire alcune generali, indispensabili informazioni.

    Uno spazio espositivo poi è dedicato ai vecchi allestimenti, in particolare a quelli del 1924 e del 1938 con un richiamo anche alla funzione e al ruolo che hanno avuto le donazioni nella nascita e nello sviluppo del museo goriziano.
    keyboard_arrow_right
  • Museo della Vita contadina Diogene Penzi

    ORARI:
    dal martedì al venerdì dalle 9.00 alle 13.00
    sabato e domenica dalle 10.00 alle 18.00
    Chiuso lunedì
    INGRESSO GRATUITO

    APERTURE STRAORDINARIE:
    LUNEDì 15 AGOSTO


    DAL 1° APRILE 2022, PER ACCEDERE A MUSEI, PARCHI ARCHEOLOGICI, MOSTRE, ARCHIVI, BIBLIOTECHE E ALTRI LUOGHI DELLA CULTURA NON SARÀ PIÙ NECESSARIO IL GREEN PASS RAFFORZATO, NÉ QUELLO BASE. L'USO DELLA MASCHERINA E' CONSIGLIATO.

    Per informazioni e prenotazioni:
    @: didatticamusei.erpac@regione.fvg.it
    Tel.: +39 348 1304726

    Nato dalla febbrile e instancabile attività collezionistica di Diogene Penzi, insegnante, preside ed etnologo di vaglia, il museo a lui dedicato è allestito in una delle barchesse di Palazzo Tullio Altan, dimora gentilizia tra le più illustri del territorio sanvitese. Il complesso si fregia anche di un giardino all’italiana e di un parco rinomati per bellezza dell’impianto e ricchezza delle fioriture.

    L’allestimento museale si articola su più piani e affronta il tema della vita contadina a partire da tutti gli aspetti legati al quotidiano: la famiglia, l’arredo domestico, la cucina, l’abbigliamento, per arrivare a tutte le attività destinate al sostentamento e alla produzione di reddito. L’esposizione abbina agli oggetti un ricco corredo iconografico che ne chiarisce contesto ed uso.

    Il percorso si apre con ambienti domestici ricostruiti filologicamente: in primis il cuore della vita familiare, la cucina con il suo fogolâr, e la camera da letto con i pagliericci imbottiti con foglie di mais. Le ricostruzioni d’ambiente sono corredate dalle più svariate suppellettili, molte delle quali, ormai desuete, destano la curiosità dei visitatori.

    Ambiti strettamente legati alla sfera della famiglia sono rappresentati dalla cura dell’infanzia e la preparazione degli alimenti. Destinate in parte all’autoconsumo e in parte alla produzione di reddito integrativo, specie “al femminile”, erano attività quali bachicoltura, filatura, tessitura, confezione di indumenti. Tra queste sezioni si distingue per ricchezza quella dedicata alla gelsibachicoltura, che espone le più svariate tipologie di bozzoli. Tra gli indumenti spiccano invece per bellezza la biancheria ricamata e gli scarpez, calzature femminili con la tomaia in velluto nero ricamato e la suola di tessuti trapuntati, elemento del costume tradizionale friulano che la moda ha negli ultimi anni riscoperto.

    L’allevamento del bestiame nei suoi aspetti materiali e simbolici rappresenta un capitolo importante dell’allestimento museale, che affronta anche temi quali la fienagione, la mungitura e la lavorazione del latte, la macellazione e la lavorazione della carne, ma anche l’impiego degli animali quali mezzi di locomozione e trazione, tema legato strettamente a quello dei mezzi di trasporto, quali calessi e carri agricoli.

    Innumerevoli attrezzi in mostra sono legati alla lavorazione della terra, in quanto l’agricoltura costituiva, nell’ambito delle attività produttive, la principale occupazione e fonte di reddito per le famiglie contadine. Agli attrezzi manuali, quali zappa, vanga e piccone, si affiancavano quelli trainati dai buoi, quali l’aratro, di diverse tipologie a seconda dell’uso, e l’erpice. Specifiche sezioni sono dedicate alla maiscoltura e alla vitivinicultura.

    La sede - Palazzo Altan
    Incorniciato da uno spettacolare giardino all'italiana, Palazzo Altan è stato edificato nel corso del Seicento sulle spoglie di un modesto edificio acquistato dalla famiglia dei Conti Altan a cui, nella seconda metà del Settecento, sono stati aggiunti la Torre Grimana e un oratorio neoclassico di recente costruzione. Delimitato da due barchesse e completato a est da un'esedra, presenta degli interni resi interessanti dai lacerti di pittura seicentesca attribuibili al pittore tedesco Anton Joseph, dagli stucchi ed affreschi che ornano la biblioteca settecentesca e, soprattutto, dal ciclo di affreschi a tema letterario che ornano il soffitto della camera da letto di Leandra Altan. Di proprietà della Provincia di Pordenone, attualmente il palazzo ospita il Museo della Vita Contadina “Diogene Penzi”.


    keyboard_arrow_right